Palermo

A Palermo… e dintorni!

Qualche appunto di viaggio

Primo viaggio in Sicilia: il luogo più a sud in cui mi sia mai spinto. Penso a questo, quando scorgo la sagoma della più grande delle regioni d’Italia, dal finestrino dell’aereo. Una bellissima luce calda invade l’aeroporto di Punta Raisi e riscalda l’aria, pur essendo il 31 dicembre la temperatura è incredibilmente dolce e si sta bene senza il cappotto.

Nel tragitto verso quello che sarà il mio alloggio nei prossimi giorni, realizzo immediatamente che il tempo a mia disposizione è veramente poco: tutta intorno si dispiega una natura affascinante e rara che mi farà aggiungere, alla tabella di marcia che avevo previsto di seguire, qualche tour fuori porta.

Un paesaggio unico

Guardando sulla cartina geografica le città principali, ci si rende subito conto che si passeranno diverse ore in macchina. In un primo momento, questa potrebbe sembrare una sfortuna, ma il paesaggio che si attraversa è di per sé un soggetto fotografico così stimolante, che si finisce con l’apprezzare anche il tempo trascorso in auto.

Quella siciliana è una terra dai contrasti forti e dalla bellezza peculiare: dall’entroterra fino alla costa, montagne e colline, boschi e campi coltivati, disegnano un quadro a tinte forti e accese. Il verde brillante, le sfumature di blu, il giallo intenso e il marrone scuro, sono i colori dominanti, dai quali emergono i toni più smorzati dei centri urbani e dei ruderi.

La città

Essendo la Capitale Italiana della Cultura 2018, non c’è da stupirsi che Palermo abbia tanto da offrire in campo artistico, architettonico e culturale. Una città a misura d’uomo, nella quale una semplice passeggiata tra i vicoli storici diventa una successione di sorprese.

Una delle parti più antiche della città è la Kalsa, un quartiere popolare, denso e ricco di fascino, dove edifici imponenti e di alto valore storico sono quasi nascosti dal contesto “affollato”. Qui, come per caso, mi è successo di attraversare un piccolo chiostro e ritrovarmi, con il naso all’insù, nella chiesa di Santa Maria dello Spasimo: una cattedrale gotica dalla storia travagliata che, non avendo alcun tetto se non il cielo, è stato uno dei luoghi più affascinanti che ho visitato. Monumenti e condomini pittoreschi, piccoli atelier e ristorantini, si avvicendano in un tessuto di strade e piazze molto vivo, dove ancora si possono sentire le grida dei venditori ambulanti di cibo da strada. 

Lo street food è senz’altro un punto forte della tradizione palermita: arancine, panelle e pesce semplicemente eccezionali, i dolci ti lasciano il buon umore per una giornata interna e persino il pane è una prelibatezza: profumato, soffice e dal gusto deciso.

La genialità di questo genere di cibo è che mentre lo si consuma, generalmente si può continuare a passeggiare. Grazie a questo, la mia favolosa arancina ed io, percorrendo Via Maqueda sino all’incrocio con Via Vittorio Emanule, abbiamo potuto pranzare tra le fontane e le statue barocche di Quattro Canti. Arancina a parte, la bellezza di Palermo si scopre un passo dopo l’altro e infatti, a pochi metri da Quattro Canti, si erge la grande Fontana Pretoria di Piazza delle Vergogne che, sfoggiando una spettacolare statuaria, richiama l’attenzione di innumerevoli curiosi.

Due degli edifici più noti di Palermo sono il Teatro Massimo (il terzo teatro lirico più grande d’Europa) e il Politeama. Entrambi questi teatri sono ancora in attività e per ammirare i loro interni, cosa che suggerisco caldamente, è possibile partecipare ad una visita guidata. 

La già citata Via Vittorio Emanuele, che fiancheggia quattro quartieri (la Kalsa, Castellammare, Monte di Pietà e l’Albergheria), offre certamente un itinerario interessante. Da Porta Felice, che dà direttamente sul mare, si procede verso l’interno della città, camminando tra piazzette, rosticcerie e chiese, tagliando vicoli che si aprono su micromondi nascosti. Il clima della strada è vivace e piacevole fino alla fine, quando culmina nella maestosità della Cattedrale e poco più avanti nel Palazzo dei Normanni, nel quale si nasconde l’imperdibile Cappella Palatina: un tripudio di arte e architettura avvolte dall’oro, denso di dettagli e decorazioni da capogiro.

Ma Palermo è innanzitutto una città portuale dura e schietta che, dietro i fasti e lustrini, cela la vita dei mercati e dei venditori ambulanti di “pane ca meusa” o “babbaluci”. Per vederla con i miei occhi, sono stato a Ballarò al termine del mio soggiorno in Sicilia, in una mattina nuvolosa e leggermente grigia. L’inizio dell’area del mercato è segnalato da un’insolita insegna luminosa: uno spazio compresso tra alti edifici storici, agitato da un vociare continuo, rotto occasionalmente dal grido di qualche mercante, pregno dell’odore inconfondibile del pesce fresco. Uno spaccato di vita quotidiana che non ci si può perdere!

Per salutare definitivamente Palermo, lo stesso giorno mi sono concesso un’ultima tappa su Monte Pellegrino (dopotutto dovevo ancora visitare il Santuario di Santa Rosalia e catturare qualche foto panoramica). Il Santuario, dedicato alla patrona della città, è una piccola grotta ricavata nella roccia della montagna. Entrare nella sala sacra, significa attraversare un piccolo chiostro luminoso e addentrarsi in uno spazio simile ad un foglio di carta accartocciato su stesso, in un’atmosfera scura e mistica. Uscirne, invece, fa tutto un altro effetto, perché lasciandosi il buio alle spalle la vista si apre e si allarga sul mare.

Conclusa la visita a Santa Rosalia, in perfetto tempismo per gustarmi il tramonto, è giunto il momento di muovermi in direzione dell’aeroporto.

Dopo averlo sperimentato, posso dire che trovarsi alle spalle del Castello Utveggio, poco prima di sera, può essere per tutti un’ottima occasione per scattare una buona fotografia e portarsi a casa un bel ricordo.

Le città costiere e la Cattedrale di Monreale

Come ho già detto, poco dopo essere arrivato, mi sono reso conto di dover ricalibrare la mia tabella di marcia, aggiungendo qualche parentesi nei dintorni della città. Spostandomi costa-costa con l’automobile, nella stessa giornata, ho raggiunto prima Mondello (a 20 minuti dal centro di Palermo) e più tardi Cefalù.

Per l’intera mattinata, forti raffiche di vento hanno scosso il mare, alzando onde gonfie e forti. La piacevolezza del mare e della spiaggia di Mondello non ha affatto risentito del cattivo tempo e, il contrasto dei loro toni con il grigiore circostante, mi ha decisamente colpito. A sera ormai inoltrata, il vento ha continuato a imperversare e ha scoperto una luna piena chiarissima. A Cefalù, per ritagliarmi 10 minuti di calma, ho passeggiato per un po’ sul lungo mare ed ho individuato un punto, sulla spiaggia, da cui potessi guardare le luci del centro storico perdersi nel mare mosso: uno spettacolo senza tempo!

Il giorno seguente, è stata la volta di Monreale: una cittadina normanna famosa per il complesso di Santa Maria la Nova. L’impatto dato dall’ingresso nella Cattedrale è stato così forte da lasciarmi di stucco: entrando nell’ambiente imponente, mi sono sentito come assalito dall’insieme dorato dei soffitti e dei mosaici. Uscito dalla Cattedrale, mi è stato possibile visitare anche l’adiacente Chiostro dei Benedettini, di cui mi ha stupito la minuzia decorativa delle colonnine e la semplicità dello spazio. 

In definitiva, Palermo si è rivelata una scoperta emozionante giorno dopo giorno, un città con un’anima popolare ed una elitaria, unite nelle tradizioni, nell’approccio alla storia, nella genuinità del cibo, nel fascino del paesaggio e nella disponibilità delle persone. Un viaggio che, a dispetto del poco tempo a mia disposizione, mi ha lasciato un sorriso soddisfatto e sincero, il piacere di raccontarlo e la voglia di tornare.

 

 

 

 

 

 

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